L’effimero e l’eterno

La riflessione del tema dal punto di vista esistenziale.

La relazione tra l’effimero e l’eterno sono prima di tutto un nostro sentire. Sentire la vita che scivola via dalle mani, e nel contempo sentire il richiamo dell’eterno a consolare questa quotidiana perdita. Il sentimento dell’eterno può indurre in noi la visione misteriosa del domani, simile a un orizzonte spaziale che è sempre là in fondo nel paesaggio, irraggiungibile e continuamente diverso.
Dal punto vista esistenziale l’effimero è l’energia esistenziale che spendiamo in ogni istante, mentre l’eterno è l’energia esistenziale potenziale che sentiamo presente dentro di noi e ci spinge a fare, ad amare… ecc, nonostante tutto. Da questo punto di vista l’effimero e l’eterno, pur con natura opposta, appartengono alla stessa esperienza esistenziale. E’ la stessa relazione che c’è nel rapporto tra il “viaggio” e la sua “meta”. In questa metafora, la “meta” (l’eterno) è in gran parte oltre a quell’orizzonte sempre diverso, mentre il viaggio (l’effimero) è ciò che resta nel vissuto. E’ così che l’effimero diventa la nostra memoria mentre l’eterno è il continuo stimolo al nostro vagare. L’effimero appartiene alla sfera materiale (del visibile), l’eterno a quella dello spirituale (dell’invisibile).
Se perdiamo il senso dell’eterno come meta, è l’effimero che diventa l’orizzonte senza lontananza del nostro viaggio esistenziale. Se perdiamo il senso dell’eterno, allora tutta la visione della nostra vita perde di prospettiva e si stringe in spazi sempre più esigui, come essere chiusi in una stanza, e implodiamo nella depressione. Vivere con l’orizzonte senza lontananza si annulla per noi la possibilità di ogni percorso esistenziale e quindi di costruzione del Sé.

 

La riflessione del tema dal punto di vista temporale.

Siamo portati ad attribuire l’importanza ad un fenomeno in base alla sua durata: più è breve e meno vale, perché la sua influenza nel mondo scade con la sua scomparsa.
Ogni essere vivente ha una vita limitata. Anche ogni nostra esperienza dura un intervallo temporale ma essa non è stata compiuta invano, perché con l’esercizio della memoria  contribuisce a costruire in ognuno il Sé.
Anche la vita umana è molto breve se la misuriamo nella scala temporale dei secoli ma essa ci appare lunghissima se confrontata a quella brevissima che può avere un insetto.
Probabilmente alla farfalla la propria vita non appare brevissima ma solo a termine. Tutto trova un ordine nel fissare il “fattore di scala” col quale viene misurato.
Se, dal punto di vista temporale, immediatamente comprendiamo cos’è l’effimero, invece capire cos’è l’eterno presenta un altro grado di difficoltà.
L’eterno con il suo trascendere ogni fattore di scala temporale, perché non ha inizio ne fine, placa il nostro dramma. Il dramma di vivere in una vita che finisce, perché ci si arrende all’evidenza del nostro limite nel capire l’esistenza dell’Universo e come G. Leopardi “naufragar m’è dolce in questo mare”. Io però in questo “naufragar” non mi appago perché di eterno è piena la nostra vita, basta scoprirlo.

 

Vi auguro buona luce e porgo un cordialissimo saluto a Tutti.

Silvano Bicocchi
Direttore del Dipartimento Cultura FIAF